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Come capire cosa fare nella vita: 11 principi tratti dal mio percorso


In questo articolo troverai 11 principi fondamentali per aiutarti a fare chiarezzaprendere le giuste decisioni lungo il tuo percorso e capire cosa fare nella vita.

Al suo interno sono raccolti i modelli di decision making più importanti che ho utilizzato fino ad ora e che mi hanno condotto dove sono oggi.

Capire che tipo di percorso (lavorativo, di studi e di vita) intraprendere, non è semplice.

L’obiettivo di questo articolo è proprio quello di aiutarti, fornendoti dei principi che potrai utilizzare quotidianamente.

Sei pronto? Cominciamo!

Da grande voglio fare il benzinaio

Da ragazzino pensavo al futuro e immaginavo che avrei fatto le professioni più disparate.

A 6 anni (come ogni altro bambino) volevo fare l’astronauta.

A 10 anni il benzinaio (mi aveva influenzato mio fratello).

A 16 l’architetto (qui c’entra Ted Mosby di “How I met your mother”).

A 17 invece il panettiere (un mio carissimo amico faceva il panettiere ed io lo trovavo magico) e a 18 il cameriere (e per un paio d’anni lo sono anche stato).

Salvatore Olivieri da grande voleva fare il benzinaio

Ero un ragazzino inconsapevole, sorrido ripensandoci.

L’inconsapevolezza mi ha accompagnato fino all’età di 15 anni, quando poi ha lasciato spazio al dolore e ai grandi quesiti.

Frequentavo un istituto tecnico Geometra a Finale Emilia.

Avevo scelto quella scuola totalmente a caso, ero troppo piccolo, non sapevo quel che volevo.

Sentivo che quel posto non mi apparteneva, infatti devi sapere che mi sono sempre sentito diverso dagli altri.

Passavo le mie giornate facendomi delle domande, pensando al futuro e vivendo con la paura di crescere senza poter realizzare i miei sogni.

Vedevo i miei coetanei che avevano le idee chiare, in fondo a loro bastava scegliere un percorso di studi a casaccio, trovarsi un lavoro, inserire il pilota automatico e proseguire per inerzia senza fare domande.

Ho sempre odiato tutto questo.

Io volevo di più caspita!

Volevo di più di un semplice percorso prestabilitoimpacchettatobello e pronto da seguire.

Volevo di più di uno standard “studia, lavora fino a 60 anni, fai dei figli, muori.”

Volevo che il lavoro fosse la più ampia espressione di me stessoinvece di un banale obbligo.

Per questo motivo temevo che il mondo lì fuori non avrebbe avuto posto per la mia diversità.

Ero terrorizzato.

Che cos’avrei fatto della mia vita?

11 Principi per capire cosa fare nella vita

Trovare la risposta a questa domanda non è stato semplice.

Ho vissuto diversi momenti di confusione, di incertezza e ho cambiato strada più e più volte durante il mio percorso.

Ho imparato e tratto ispirazione da diversi modelli decisionali che ritengo fondamentali.

Si tratta dei principi più importanti che ho utilizzato fino ad ora e che mi hanno condotto dove sono oggi.

Voglio condividerli qui di seguito, mi auguro possano aiutare anche te, partiamo!

La strada nella vita non esiste

Questo blog è dedicato alla chiarezza, alla consapevolezza e alla conoscenza di sé.

In ogni articolo cerco di aiutare le persone ad avere più chiarezza nel lavoro, nello studio, nella vita.

Ma facciamo un passo indietro. Abbiamo davvero bisogno di trovare una strada nella vita?

Come molti temi del mondo dell’auto aiuto, il grande mito del “trovare la propria strada” è oggetto di grandi fraintendimenti ed incomprensioni.

La verità è che non serve a niente cercare la propria strada nella vita.

Ti spiega il perché il mio amico Castaneda:

“Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa strada ha un cuore?Tutte le strade sono uguali; non portano da nessuna parte. Ci sono strade che passano attraverso la boscaglia e altre che vi si addentrano. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma non sono mai arrivato da nessuna parte.”

Capisci? Non serve a niente cercare la fatidica strada da seguire, l’importante è che qualsiasi sia il percorso, ci sia amore per il processo.

Per questo motivo, le vere domande che dovresti porti, a parer mio, sono:

Come posso avere piu chiarezza su me stesso? su cio che voglio essere, diventare e perseguire nello studio, nel lavoro e nella vita? Come posso avere piu consapevolezza? Come posso conoscere me stesso?

Queste domande aprono le porte verso un viaggio infinito: La vita stessa.

Si tratta di domande alla quale cerco di dare risposta all’interno di questo blog.

Ogni giorno incontro decine di persone confuse e avvolte dal dubbio che non sanno che direzione dare alla loro vita.

Se sei tra queste spero che questi 11 principi possano aiutarti. Continua a leggere.

Scegli la tua sofferenza

Quale dolore vuoi nella vita? Per cosa sei disposto a lottare?

Troppo spesso siamo esortati a pensare a cosa ci renderà felici, a cosa ci farà stare bene, a cosa ci darà piacere.

Ma la verità è che ogni piacere porta con sé una dose uguale e contraria di dolore.

Citando Mark Manson:

“La persona che sposi è quella con cui litighi. La casa che compri è quella che ripari. Il lavoro da sogno che accetti è quello per cui ti stressi. Tutto si porta dietro un inerente sacrificio – qualunque cosa ci faccia sentire bene ci farà anche sentire inevitabilmente male. Ciò che guadagniamo è anche quello che perdiamo. Ciò che crea le nostre esperienze positive definirà anche quelle negative.”

È una cosa difficile da mandare giù.

Ci piace l’idea che esista una forma di felicità definitiva che può essere raggiunta.

Ci piace l’idea che si possa riuscire a mettere fine a tutta la nostra sofferenza in forma permanente.

Ci piace l’idea che sia possibile sentirci realizzati e soddisfatti per sempre con le nostre vite.

Ma non è possibile, per questo, in ultima analisi, penso sia fondamentale pensare e ponderare le proprie scelte in funzione del tipo di dolore che siamo disposti a vivere.

Il tuo vero scopo dovrebbe essere l’entusiasmo

Qualche settimana fa ho pubblicato una guida pratica per nichilisti alla ricerca del proprio scopo.

Si tratta di un articolo sulla ricerca del proprio perchè esistenziale.

Sto per farti uno spoiler, sei pronto?

Quel post si conclude proprio con questa frase:

“Non prendere troppo sul serio il tuo scopo”

Cosa intendo dire?

Beh voglio dire che uno scopo non è altro che il contributo che si desidera dare ma non esiste un vero scopo esistenziale.

Vedi la vita, intrinsecamente, non ha alcun senso.

Citando Harari:

“L’universo è un processo cieco e senza scopo, colmo di strepito e furore, ma che in pratica non significa nulla.”

Siamo computer organici estremamente complessi e ci annichilisce pensare che la vita in realtà sia priva di significato.. Eppure è così liberatorio.

Fermati un secondo ad esplorare la leggerezza di questa assenza di significato, qualsiasi cosa farai puoi rilassarti: Guardati intorno ed esplora la pace.

Inoltre nulla ha senso? Fantastico allora può avere qualunque significato e sei proprio tu a poterglielo attribuire.

La mia missione è quella di aiutare le persone confuse, avvolte dal dubbio e dall’incertezza ad avere più chiarezza, è vero.

Ma in realtà questo è soltanto il grande contributo, la grande vocazione che sento di voler dare alla società in cui vivo.

Il mio scopo è divertirmi e godermi la vita.

NO, non nel modo convenzionale con cui etichettiamo il divertimento oggi, ovvero facendo cazzate e fregandomene di tutto.

Semplicemente stando bene, vivendo con entusiasmo, godendomi sia le cose belle che quelle brutte: Insomma, semplicemente vivere e fare esperienza della vita.

Leggi la guida, indaga il tuo passato, decodifica il tuo scopo, ma tieni a mente tutto questo.

La vita è un gioco.

Crescereottenere di più, superare i propri limiti non è necessario al conseguimento della felicità, ma è ciò che rende la vita dannatamente interessante.

Non prenderti troppo sul serio.

Lo dico sia a te che a me stesso ogni singolo giorno.

Lavoro, mercati ed espressione della natura biologica umana

Il cammino che mi ha condotto dove sono oggi è riconducibile a due grandi episodi della mia vita.

Lascia che ti racconti.

È iniziato tutto in quarta superiore.

È un giorno come un altro, ad un tratto bussa alla porta un professore (assomigliava al professor Lumacorno di Harry Potter).

Il suo nome è Cioli.

Ancora non lo sapevo, ma il professor Cioli stava per aprire i miei orizzonti, parlandomi di un’esperienza di stage estiva della durata di due settimane, in ambito StartUp, con il Giardino delle imprese di Bologna.

Comincia a parlare e presentare l’iniziativa, dicendo che avremmo fatto un periodo di qualche settimana di formazione con imprenditori, a seguito del quale avremmo anche presentato la nostra idea a degli investitori.

i miei occhi si illuminano sempre di più: Ecco uno spiraglio di luce in un mondo privo di significato, fatto di scelte convenzionali, monotone e poco attraenti.

Il professore Cioli finisce il suo discorso dicendo che qualora fossimo stati interessatiavremmo dovuto contattarlo e dargli la nostra disponibilità il prima possibile, perchè sarebbe stato un percorso a numero chiuso, aperto a pochi.

Mi guardo intorno cercando compagni di classe con il mio stesso entusiasmo.. di lì a poco mi rendo conto che a nessuno importava.

Ero imprigionato tra quelle quattro mura, insieme a dei coetanei che erano pronti ad intraprendere una strada come un’altra. Come ti ho già raccontato io odiavo tutto questo: Io desideravo di più.

Questa opportunità apriva le possibilità verso questo qualcosa di più: Dovevo sfruttarla.

Stavo per mettere le fondamenta che mi avrebbero portato ad iniziare il mio viaggio imprenditoriale e stavo per farlo in solitudine.

Contatto il professor Cioli, passo le selezioni e qualche mese più avanti mi ritrovo catapultato in un mondo nuovo.

Devi sapere che sono cresciuto in un paesino di 1000 abitanti con il 70% della popolazione costituita da anziani diffidenti, con la mentalità chiusa e un’idea di lavoro obsoleta.

Fare questo tipo di esperienza ha completamente ribaltato il mio mondo catapultandomi anni luce fuori dalla mia zona di comfort.

A Bologna ho conosciuto ragazzi che avevano interessi simili ai miei, che mi hanno (finalmente) fatto sentire capito, ragazzi più piccoli di me che sognavano di creare aziende, diventare manager e viaggiare per il mondo.

Ho visitato l’H-Farm: un campus dedicato all’innovazione ed una piattaforma digitale che aiuta i giovani a lanciare iniziative innovative e supporta la trasformazione delle aziende verso il digitale.

E, a soli 17 anni, insieme al team che avevamo creato, ho proposto un’idea di StartUp a degli investitori.

Seppur fallendo miseramente, perchè la nostra idea fu scartatami sono sentito vivo per la prima volta.

Quest’esperienza purtroppo era destinata a durare poco.

Lo stage estivo arriva al termine e il tutto coincide con l’inizio del quinto anno.

L’entusiasmo e la vitalità portati da questa fugace esperienza erano svaniti.

Sono di nuovo tra i banchi di scuola e mi sento come un personaggio del mito della caverna di Platone.

Uscito dalla caverna, reso consapevole, imprigionato nuovamente e obbligato a fare i conti con una realta che non mi apparteneva.

Il mito della caverna

Ho passato buona parte del quinto anno ripensando ai momenti vissuti in stage e chiedendomi se ci fosse stato un modo per perseguire un percorso lavorativo di questo tipo.

Ero ancora troppo giovane e inesperto e di certo due settimane a contatto con quella realtà non mi rendevano competente..

Anche se mi entusiasmava l’idea di lanciarmi senza un piano in un mondo di questo tipo avevo deciso di andarci con calma.

L’anno scolastico procede come un lampo non curante dei miei dubbi: Un intero anno passato a fare i conti con la confusione, il dubbio e l’incertezza.

Diventerò un fashion blogger

Maggio arriva in un baleno.

È un sabato sera e tra qualche settimana l’esame di maturità avrebbe spalancato le porte verso un mondo nuovo, fatto di regole a cui la scuola non mi aveva preparato.

Sono ancora terrorizzato: Che cosa farò nella vita?

Quel sabato sera di maggio è stato l’inizio di tutto.

Cercavo senso di appartenenza in un mondo complesso, un mondo che fino a quel momento sembrava non avere un posto anche per me.

Questo è quello che pensavo finchè ad un certo punto non ho cercato sul web “come si diventa fashion blogger?”

Come si diventa fashion blogger

La mia disperazione e la mia ricerca verso qualcosa di “alternativo” da realizzare mi hanno portato a cercare cose strampalate sul web..

Ancora non lo sapevo ma proprio questa ricerca mi ha portato a molto di più: Infatti come ho già detto è stato l’inizio di tutto.

Digitando quelle parole sul web mi sono imbattuto su un blog di web marketing ed è così che ho conosciuto Dario Vignali e il mondo del “online”.

Dario all’interno del suo blog raccontava le migliori strategie di digital marketing, che lui stesso applicava, e che lo avevano portato alla creazione di un’attività online redditizia.

Il tutto servendosi delle sue passioni e continuando a viaggiare per il mondo.

Sembrava follia, eppure la genuinità e l’umiltà della sua persona mi portarono a fidarmi di lui.

Una semplice ricerca in rete aveva cambiato la mia vita e mi aveva aperto le porte verso un nuovo mondo: Il mondo dell’online marketing.

L’intangibilità dei miei sogni aveva smesso di spaventarmi: Da quel momento in poi continuai il mio percorso scolastico con più quiete.

Ancora non sapevo cos’avrei realizzato, sapevo soltanto che avrei seguito un lungo percorso che a poco a poco mi avrebbe portato alla creazione di un MIO progetto imprenditoriale.

Il tutto valorizzando le mie passioni, il mio entusiasmo e la mia voglia di fare e seguendo persone come Dario pronte ad offrire opportunità dove tutti avevano chiusura mentale.

A guidarmi era con me un solo ed unico principio:

Il lavoro dev’essere un gioco, una trasposizione del nostro carattere applicata ad un mercato dove domanda (i bisogni delle persone) incontra offerta (le competenze che possediamo messe al servizio di una specifica categoria di persone)

Ma quali sono le componenti che dovresti considerare affinché un lavoro sia realmente in linea con i tuoi standard?

Leggendo, ascoltando moltissimi imprenditori e sperimentando in vari ambiti ho trovato una mia personale risposta, vediamola insieme!

Le variabili per il lavoro perfetto

Durante il mio percorso ho svolto tre attività diverse tra loro:

  1. Ho collaborato con Startup e Influencer come Social Media Specialist
  2. Ho fatto il cameriere nei weekend per pagarmi gli studi
  3. Ho lavorato e (attualmente lavoro) full time in una multinazionale

Ho scelto molto attentamente queste occupazioni e per ognuna ho considerato un sacco di variabili.

Analizziamole insieme:

1. Ecosistema

La prima e più importante cosa che dovresti valutare riguardo un percorso lavorativo è l’ecosistema, ovvero l’ambiente lavorativo e le persone con cui operi.

Attualmente in azienda ho la fortuna di avere un ecosistema, caldo, sicuro, tranquillo e creativo e per me e fondamentale.

L’ecosistema è strettamente correlato al secondo aspetto, ovvero il network!

2. Network

Sai perchè università come Oxford costano così tanto?

No, non è per il tipo di formazione che offre (anche perché alcuni dei corsi che offre sono fruibili online al costo simbolico di 50€).

Tutto riguarda il network cui sei esposto!

In quel tipo di ecosistema hai l’opportunità di confrontarti e studiare a stretto contatto con i manager che costituiranno il mondo di domani.

Il network è una componente essenziale, proprio perché crea un effetto leva esponenziale nella tua vita.

Conoscere le persone giuste ed essere nel posto giusto fa davvero la differenza.

Nell’azienda dove lavoro ho la fortuna di essere a contatto con un network di persone globale che favorisce lo scambio, la crescita e la cultura dell’individuo (è una cosa che amo!)

3. Sicurezza e crescita

La costante dell’evoluzione è il cambiamento.

I mercati, in quanto espressione della natura umana, sono caotici e in continuo mutamento, per questo motivo è fondamentale ricercare degli ecosistema lavorativi che ti diano margini di sicurezza e di crescita.

In una realtà aziendale grande come la mia ho l’opportunità di avere entrambe, cosa che all’interno del mondo Startup è totalmente assente.

Non sottovalutare questa variabile (credimi).

4. Coinvolgimento, entusiasmo e appartenenza

Sebbene i primi 3 punti siano totalmente a favore della realtà aziendale in cui opero qui abbiamo un po’ di lacune.

Nelle multinazionali è estremamente difficile fare da collante tra le varie aree e si rischia quindi di perdere coinvolgimentoappartenenza.

Per me è una componente molto importante perché le aziende sono composte da persone e se manca questo aspetto crolla tutto.

5. Libertà e free time

Quando lavoravo con Startup ero super libero di lavorare dove e quando volevo e agli orari che preferivo.

In azienda adesso ho dei ritmi un po’ più rigidi ma ci sta, è un compromesso che, come vedremo nel principio numero #10, non ostacola le mie priorità.

6. Responsabilità e stress

Questo è un punto cruciale.

Lo stress è come una diga.

Lavoriamo 1/3 della nostra vita e ci esponiamo quotidianamente ad una dose di stress (positivo e non).

Se lo stress e le responsabilità sono troppe la diga esonda e dilaga in tutte le altre aree della nostra vita.

Penso perciò che sia importante averne il giusto e di lavorare anche interiormente per riuscire a gestirlo al meglio.

Come tutte le cose è un gioco di compromessi.

7. Guadagno e benefit

Infine (non per importanza ma per ovvietà) il guadagno e i benefit sono l’ultima variabile da considerare per cercare un’occupazione lavorativa straordinaria.

Come vedi, tirando le somme, non conta tanto quello che fai ma come lo fai e, queste variabili, ci permettono di capire e analizzare al meglio proprio questo.

A questo proposito esploriamo un altro principio moolto importante!

Tu non sei il tuo lavoro

Mi è capitato più volte lungo il mio percorso di ricercare un’occupazione lavorativa che elevasse la mia identità.

Come ho analizzato nel dettaglio nella guida sulle influenze dell’ego si tratta di un’insicurezza personale che manipola le nostre decisioni.

Come dice Tyler Durden su Fight Club (il mio film preferito):

Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca. Sei la canticchiante e danzante merda del mondo!”

Il buon Tyler è un po’ esagerato, però questa frase ha un suo perchè e mi aiuta a ricordarmi che, qualsiasi occupazione io svolga, non mi definisce come individuo.

Certamente contribuisce a creare la percezione che gli altri hanno di me, ma questo non importa.

Come dice l’investitore Naval Ravikant riguardo ai giochi a somma zero:

“Il problema è che per vincere in un gioco di status, devi abbattere qualcun altro. Ecco perché dovresti evitarli nella tua vita: ti trasformano in una persona arrabbiata e combattiva. Combatti sempre per buttare giù le altre persone e per portare in alto te stesso.”

Mi trovo fortemente in accordo con questo punto di vista, proprio perchè le fondamenta sulla quale sto cercando di costruire la mia vita sono la semplicità, la leggerezza e la quiete.

Nei giochi a somma zero non c’è spazio per queste cose.

Se c’è un vincitore, dev’esserci un perdente.

Per questo preferisco la gentilezza, il silenzio e l’umiltà.

Non avrò statusfama e potere, non sarò il numero uno, “il migliore”, ma non importa:)

Cosa faresti se non avessi paura?

Amo ragionare seguendo questa logica e utilizzando questo quesito.

Siamo animali plasmati da condizionamentipaure e influenze sociali.

Ognuno di noi possiede delle ferite emotive, delle cicatrici e dei condizionamenti che si porta dietro da anni e attraverso il quale interpreta e reagisce al mondo che lo circonda.

Analizzare cosa guida, sotto la superficie, il nostro comportamento e le nostre azioni è fondamentale.

Questa domanda è un mezzo per rendere conscio l’inconscio e liberarsi dalle catene della paura.

Cosa faresti se non avessi paura?

Pensaci.

Principi, valori ed etica

Valori e credenze caratterizzano la tua etica personale e professionale ed entrano in connessione con la tua morale decisionale.

Ovvero quell’insieme di cose che ritieni giuste e sbagliate.

Metterle per iscritto ti consente di circoscrivere il territorio noto entro il quale ti muoverai.

Facciamo un esempio pratico.

Uno dei miei valori più importanti è la lealtà, pertanto non riuscirei mai a fare un lavoro spudorato dove mi viene richiesto di essere senza scrupoli come quello di un avvocato.

(chiedo scusa a tutti gli avvocati onesti ma da quando ho visto “Suits” per me siete dei mostri ahahaha)

Suits a parte capisci cosa intendo?

Prima delineerai il tuo codice etico e morale, prima capirai quali tipi di compromessi sarai disposto ad accettare e quali no.

A quel punto avrai ridotto di MOOLTO le tue possibilità e, in quel momento, sarai pronto per ridurle ANCORA DI PIÙ.

Seguimi nel prossimo punto!

Sottrazione e Complementarità

Lascia che ti faccia due domande.

  1. Come immagini il futuro peggiore che puoi vivere?
  2. Cosa puoi eliminare di ciò che sei oggi per lasciare spazio a ciò che vorresti essere domani?

Questi due quesiti fanno leva sul principio di sottrazione e complementarità.

Nel primo caso, immaginare il futuro peggiore che possiamo vivere ci aiuta a comprendere cosa desideriamo evitare nella nostra vita attraverso la complementarità e successivamente, per sottrazione, eliminiamo il superfluo, in virtù di ciò che sarà e che desideriamo diventare.

Vedi, viviamo nell’era dell’abbondanza e siamo vittime del paradosso della scelta che lo psicologo Barry Schwartz ha analizzato nel suo TED Talks.

Servirci della complementarità e ragionare per sottrazione può aiutarci a fare chiarezza e coltivare estrema lucidità nella nostra vita.

Standard incontestabili

Prendi carta e penna.

Quando ci sei continua a leggere.

Pronto? Ottimo!

Adesso scrivi cosa deve assolutamente esserci nella tua vita: Quali sono le tue priorità? A cosa non sei disposto a rinunciare?

Nel mio caso queste sono le mie priorità assolute:

  1. Le persone, le relazioni, i rapporti, gli scambi con gli altri esseri umani
  2. L’entusiasmo, la leggerezza e il divertimento
  3. Il tempo per pensare, leggere, studiare e porsi delle domande
  4. Il viaggio, l’avventura, la scoperta e l’esplorazione
  5. L’attività fisica, la salute e il benessere

Qualsiasi cosa accada desidero che siano nella mia vita.

Se mancano, se il lavoro, lo studio o qualsiasi altra cosa ostacola una di queste cose, significa che è il momento di prendere in mano la mia vita, prendere delle decisioni importanti e cambiare le cose.

Stabilisci i tuoi standard incontestabili e difendili a qualunque costo.

Va bene non avere tutte le risposte

Ultimo principio.

Chiudiamo con un po’ di sano dubbioignoto e incompletezza.

Si perchè va bene non avere tutte le risposte, anzi talvolta è anche importante!

È importante essere cacciatore di personalità, ovvero esploratori di mondi, di culture, di usi e costumi diversi dal nostro.

È importante continuare a viaggiare per il mondo e anche con la mente, esplorando, scoprendo e facendo esperienza della diversita.

È fondamentale guardarsi attorno depredando conoscenza, e unendola al proprio modo di essere, di fare e di pensare.

In questo momento sei probabilità.

Sei le probabilità che la vita, le situazioni e il luogo dove sei nato ti hanno permesso di essere.

Fermati per un momento e pensaci.

Guardati intorno e pensa che saresti potuto essere in qualsiasi altro modo.

Vai a caccia della diversità, fai esperienza di ciò che non sei ma che avresti potuto essere e uniscilo al tuo bagaglio culturale.

Vai alla ricerca di chi oserà smentire le tue tesi, convivi con la consapevolezza che in realtà non esiste giusto e sbagliato e che le tue verità sono solo convenzioni.

Permetti a questa consapevolezza di alleggerire la tua quotidianità, infondo non devi più difendere a spada tratta le tue argomentazioni: Sono solo prospettive.

Interrogati, metti in discussione, fai collidere diversità e distruggi per creare.

  1. Cosa vuoi fare per vivere?
  2. Dove vuoi vivere?
  3. Con chi vuoi vivere?

Queste sono le tre domande più importanti a cui hai bisogno di trovare risposta.

Assicurati di dedicarvi il giusto tempo e la giusta consapevolezza, utilizzando tutti i punti di vista possibili.

Buon viaggio.

Salvatore.

P.S: Se questo articolo ti è stato utile ti andrebbe di condividerlo con qualcuno a cui pensi possa essere d’aiuto?

La cosa mi renderebbe entusiasta.

CREDITS: la foto di copertina di questo articolo è Aspasie au milieu des philosophes de la Grèce