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Superare la confusione e il dubbio: Il mio metodo pratico


Se ti trovi in un momento d'incertezza e preoccupazione per il tuo futuro sei nel posto giusto!

Mettiti comodo: Sto per condividere con te il mio personale metodo per superare i momenti di confusione e di dubbio.

Nelle righe che seguono ti racconterò alcuni momenti d'indecisione che ho avuto e condividerò degli strumenti pratici che potrai utilizzare (oggi stesso) per superare i momenti di ansia e preoccupazione per dare una direzione alla tua vita!

Sei pronto? Cominciamo!

Il principio delle personalità multiple

Mi trovo a Rimini, è il 2019 e sto per avere uno degli scambi più arricchenti e affascinanti che a oggi ricordi.

La temperatura è gradevole, il posto è decisamente affollato e sono in compagnia della mia guida spirituale: Entello.

Desidero parlare con lui perché mi sentivo parecchio confuso. Questo blog non esisteva ancora. Avevo tante idee, tante possibilità che mi frullavano per la testa e potenzialmente sentivo di poter fare qualsiasi cosa della mia vita, e la cosa mi faceva sentire paralizzato.

Un po’ come il paradosso delle scelte di cui parla lo psicologo Barry Schwartz: Più scelte abbiamo e più ci sentiamo incapaci di dare una direzione alla nostra vita.

Inizio a parlarne con Entello sviscerando i miei dubbi, mettendomi a nudo, mostrando delle parti di me fragili e in cerca di sostegno.

Lui mi accoglie, inizio a sentirmi capito e intorno a noi si crea un’aria mistica che ci divincola dallo spazio tempo e crea un flusso di empatia, quello assai raro che, quando lo provi, ti permette di considerare prospettive nuove che creano reale cambiamento nella tua vita.

L’empatia ci lega attraverso una connessione indissolubile di supporto e rispetto reciproco e, a quel punto, Entello mi parla di quello che io a oggi chiamo il principio delle personalità multiple e ribalta completamente la mia percezione della situazione.

No, non ha nulla a che vedere con la depersonalizzazione o i disturbi delle personalità che si studiano in psicologia.

Quello che sto per condividere con te, e alla quale sono stato educato dal mio amico Entello, è assai semplice quando lontano dalla percezione comune.

Adesso ti spiego esattamente di cosa si tratta.

Vedi siamo abituati a concepire noi stessi come un “Io” e quindi cerchiamo di rispondere alle nostre esigenze convinti che una volta che le avremmo soddisfatte saremmo apposto.

La verità è che questo approccio non può funzionare. In primo luogo a causa dell'effetto dell’ "adattamento edonistico” e in secondo luogo poiché non siamo un “Io”, siamo un “Noi”.

Dentro di noi albergano diverse parti, tanti “Io” ognuno con bisogni, esigenze e desideri diversi.

Quando ci identifichiamo con un’unica entità, la confusione trova terreno fertile per manifestarsi nelle nostre vite, perché rispondiamo a un’esigenza che sentiamo avere in quel momento, non consapevoli che si tratta di un’esigenza soltanto di una singola parte di noi.

Dovremmo imparare a distinguere la moltitudine di pezzi che esistono dentro di noi e cercare di rivestire il ruolo dell’amministratore di condominio che media tra le varie parti, che cerca di capire cosa è meglio per il gruppo.

Questo discorso che il buon Entello ha condiviso con me anni fa mi ha ricordato molto il valore e l’importanza delle comunità, del vivere insieme in equilibrio con il prossimo come un modo per vivere insieme con noi stessi.

Non a caso il buon Entello ha creato una comunità urbana poiché sentiva il bisogno di diventare parte attiva del cambiamento che voleva vedere nel mondo, quindi smettere di deresponsabilizzarsi da quello che sta accadendo e iniziare a fare delle scelte concrete per portare questo cambiamento di connessione e unione che volevo portare nel mondo.

Come possiamo far vivere in accordo le diverse parti di noi e superare la confusione nella nostra vita?

Le prossime righe risponderanno proprio a questo quesito e ti doneranno degli strumenti pratici da utilizzare nella vita di tutti i giorni per creare ordine nel tuo mondo interiore e fare chiarezza.

Armonizzare la diversità che coesiste dentro di te

All’interno di ognuno di noi coesiste diversità. Ognuno di noi è sia razionale che irrazionale, introverso ed estroverso, determinato e prudente.

Siamo abituati a concepire le diverse metà che vivono dentro di noi come due insiemi distinti e separati.

Ordine e caos separati

Quando in realtà si tratta di due sottoinsieme che fanno parte dello stesso elemento.

Ordine e caos uniti

La tua identità segue la stessa logica.

Salvatore Olivieri personalità

Probabilmente sei più introverso che estroverso, razionale anziché emotivo e prudente invece che istintivo ma dentro di te dimora il potenziale delle tue altre metà, devi solo svilupparlo.

Vediamo come. Ecco 3 consigli pratici.

Hackera il tuo senso dell'identità

Non rivolgerti a te stesso come una persona statica e incapace di mutare. Tu non sei, stai diventando e continui a diventare anche in questo preciso momento, devi solo scegliere cosa vuoi diventare e agire.

Trascendi le polarità e diventa non ordinario

Non combattere i lati di te che non hai ancora sviluppato come vorresti, sono parti di te e se le occulti crei spazio per la vergogna e l'insicurezza.

Scegli invece le metà che desideri sviluppare e inizia pian piano a lavorarci.

La via della completezza interiore

Sganciati dal pilota automatico e scegli a tuo piacimento a quale metà attingere: Hai bisogno di essere introverso o estroverso in questo momento?

Sviluppare consapevolmente entrambe le tue polarità ti condurrà verso la completezza interiore.

Non sempre è cosi semplice però. Al nostro interno esistono parti di noi in contrasto le une con le altre ed è nostro compito ascoltarle per iniziare a capirci qualcosa e pian piano trovare una quadra creando ordine.

Partiamo interrogandoci sul perché questo accade.

Risposta breve: Perché siamo dei fottuti paradossi viventi, dei cortocircuiti che camminano e non sappiamo quale parte di noi ha bisogno di cosa.

Ok ora entriamo più nel dettaglio. La prima teoria dei cervelli ti aiuterà a capirci qualcosa.

La teoria dei tre cervelli

Di recente ho finito di leggere un libro sul linguaggio e la comunicazione (una delle tematiche che amo di più in assoluto). Il testo in questione si chiama “Basta Dirlo” di Paolo Borzacchiello e parla delle parole che utilizziamo per descrivere la realtà intorno a noi e in che modo, queste, influenzino la nostra percezione.

Si tratta di un libro straordinario che, a parer mio, andrebbe reso obbligatorio nelle scuole!

Tra le tante cose che mi piacerebbe condividere di questo libro, una tra tutte è più adatta all’argomento che stiamo trattando: Mi riferisco alla teoria dei tre cervelli.

La teoria dei tre cervelli (o teoria del cervello trino) risale al 1972, anno in cui il neuroscienziato Paul MacLean teorizzò questo modello che suddivide il cervello in tre parti: il cervello rettile, il cervello limbico e la neocorteccia.

Il cervello rettile

Il cervello rettile è quella parte del cervello che gestisce i nostri istinti più antichi. Il cervello rettile ci tiene in vita, perché si prende cura della nostra sopravvivenza e ci protegge da eventuali pericoli.

Il cervello limbico (o sistema limbico)

Da un punto di vista cognitivo è il cuore delle emozioni. Ama le storie, ama empatizzare con le altre persone e ama socializzare. Il cervello limbico è il cervello che, quando guardi un film o una serie tv ti fa immedesimare nel protagonista.

La neocorteccia

Si tratta della parte del cervello umano che si occupa dei calcoli, dei dati tecnici e della razionalità.

Possiamo immaginare questi tre cervelli come diverse parti di noi che comunicano tra loro quotidianamente e ci fanno prendere decisioni.

Alla fine del libro il buon Paolo (l’autore) riporta proprio dei possibili esempi di dialoghi, vediamoli.

1 | Le Flessioni Mattutine

N: Bene, sono le sette, momento ideale per il mio programma: cinquanta flessioni veloci e poi via!

R: Tu sei fuori, sono le sette, torna a letto.

N: Eh no, se vuoi risultati efficaci, bisogna lavorare: "No pain, no gain!".

R: Non se ne parla, io alle sette non mi alzo a fare flessioni. Scordatelo.

L: ...In fin dei conti, cosa vuoi che siano altri dieci minuti... Potrei stare ancora un po' qui sotto le coperte e godermi il tepore del risveglio…

N: Ma…… E le flessioni? Gli addominali? Il metodo?

R: Tu sei fuori, altro che metodo!

L: ...Possiamo farlo più tardi, in fondo sono stanco, mi voglio solo riposare un po'... E poi... Sentite com'è piacevole lasciarsi avvolgere dal caldo abbraccio di questo piumone...

N: Okay, ma domani iniziamo davvero!

2 | Le scarpe nuove

R: Sexy!

L: Sì, sono meravigliose!

R: Sono bellissime, le devo avere!

N: Eh no, di scarpe ne hai già abbastanza.

R: Ma sono bellissime!

N: No, abbiamo speso troppo questo mese.

R: Si, ma sono bellissime…

L: Già, pensate a quanto starebbero bene con quella maglietta che ho visto l'altro giorno in quel negozio in centro.

N: Vi ho già detto che abbiamo speso troppo questo mese.

R: Ma sono bellissime! E poi me le merito!

L: Pensate a come potrebbe reagire lui... Potrebbe persino uscirci un invito a cena... E chissà, dopo... Magari...

N: Va bene, ma solo per questa volta.

3 | L’amica lagnosa

R: Oddio, ecco, ci risiamo, ricomincia con le solite lamentele. Vattene via!

L: Ma poverina! Fa così evidentemente perché ha bisogno di amore e comprensione...

R: Chissenefrega! Siamo stati progettati per stare lontano da chi si lagna sempre, è anti-evolutivo. Via!

N: Voi due, mettetevi d'accordo, troviamo un logico compromesso, okay?

L: Sì, va bene, potremmo ascoltarla solo ancora un po', eh?

R: Niente compromessi, via!

N: Io so che comunque è giusto permettere a un'amica di sfogarsi.

L: Poverina…

R: Via! Via! Via!

N: Magari le spieghiamo un paio di cose, okay? Che lamentarsi fa male a lei e a chi ascolta i lamenti.

R: Però se non capisce, via!

L: Magari diamole un po' di tempo…

R: Via! Poi, fate come volete. Ma non dite che non vi avevo avvisato.

L’impercettibile confine interpretativo della natura umana

Esiste un impercettibile confine interpretativo nella nostra stessa natura umana. Si tratta di una linea di demarcazione estremamente sottile e, a tratti, inavvertibile che c'è tra bisogni e desideri, emozioni e umore, piacere e felicità.

L’incapacità di distinguere queste parti gemelle e complementari di uno stesso insieme ci fa inabissare nel caos e porta grande confusione nelle nostre vite.

Iniziamo ad analizzare queste parti e capirci qualcosa!

Bisogni e desideri

Il divario che c’è tra bisogni e desideri incarna la grande lotta che esiste tra appagamento di breve termine e soddisfazione di lungo termine.

Ci sono parti di noi in contrasto che vogliono cose diverse.

Probabilmente hai bisogno di un corpo sano e in salute, al contempo desideri scofanarti grandi quantità di zuccheri.

Che fare? Scegliere una cosa equivale escludere il suo contrario. È tutta una questione di priorità e coerenza.

Ma come possiamo distinguere le nostre reali necessità da desideri effimeri e momentanei?

Ecco un breve testo che leggo spesso per ricentrarmi e creare ordine dentro di me:

“Non hai bisogno di caffè: hai bisogno di dormire.

Non hai bisogno di nicotina; hai bisogno di camminare.

Non hai bisogno di ubriacarti; hai bisogno di ridere a crepapelle.

Non hai bisogno di sesso sfrenato; hai bisogno di connessione.

Non hai bisogno di urlare: hai bisogno di esprimerti.

Non hai bisogno di trangugiare: hai bisogno di ascoltare.

Non hai bisogno di droghe sintetiche: hai bisogno di arte.

Non hai bisogno di stimolanti: hai bisogno di un abbraccio.

Non hai bisogno di TV; hai bisogno di poesia.

Non hai bisogno di comprare; hai bisogno di Natura.

Non hai bisogno di giudicare, hai bisogno di entrare in empatia.

Non hai bisogno delle religioni: hai bisogno di fare domande.

Non hai bisogno di un partner; hai bisogno di amor proprio.

Hai bisogno di te. Ho bisogno di me.

Al di sopra di tutto hai bisogno di pace interiore, il che richiede armonia tra l'interno e l'esterno.

Fai quello in cui credi e credi in quello che fai.”

Emozioni e umore

L’entusiasmo è il carburante delle mie giornate. Mi accompagna durante tutto il giorno e stress, lavoro e stanchezza lo prosciugano, mano a mano che la lancetta dell’orologio fa diversi giri su se stesso.

Mi capita spesso (seppur facendo cose che amo) di arrivare a fine giornata parecchio giù di tono.

In che misura posso dire di essere triste? Queste non sono forse le difficoltà che ho scelto di voler vivere?

Ammettiamolo, magari non è stata una giornata al top. Magari ho avuto più rotture di palle del previsto, ma ehi succede!

Bastano dei bei respiri profondi, dei salti per ossigenare per bene il corpo, 1-2 minuti di sorrisi spontanei davanti allo specchio e sono come nuovo!

La maturità emotiva arriva quando impariamo a renderci conto della differenza che esiste tra una vita effettivamente di merda e una giornata no.

Per capirlo amo pormi questa domanda:

Le cose stanno realmente andando male, oppure ho solo bisogno di cibo, acqua e di una breve pausa?

Piacere e felicità

Masturbarsi, fare le giostre di Gardaland e mangiare cioccolata è piacevole ma non posso dire di essere felice quando lo faccio.

Come dice Paolo Borzacchiello:

Parliamoci chiaro: la felicità non esiste. O meglio, esiste un particolare mix biochimico, che noi volgarmente chiamiamo "felicità", e che consiste in una miscela di ormoni e neurotrasmettitori come le endorfine, la serotonina, la dopamina e così via.”

“La felicità come concetto astratto, quindi, è più che altro una chimera o la promessa di un certo marketing che vende miracoli sapendo perfettamente che non si avvereranno mai.”

“Per prima cosa, la felicità è una condizione chimica di breve durata che esiste in quanto parte di un sistema di emozioni che ne comprende anche altre. Pretendere di non essere arrabbiati, tristi, malinconici o chissà cos'altro è innanzitutto scientificamente inappropriato, poi folle e infine dannoso, perché rischia di generare l'idea errata che essere anche poco meno che felici sia un problema. E non lo è. Anzi, da quest'ultimo punto di vista in particolare andrebbero sanzionati, e con una certa asprezza, tutti i guru e le guru (si può dire le guru?) Del pensiero positivo a oltranza, del sempre e comunque "andrà tutto bene", del "pensa positivo" e del "visualizzati felice". I fautori di tali approcci, infatti, producono più danni che benefici. È risaputo, o meglio è, risaputo da chi legge libri di scienza, che l'eccessivo utilizzo del pensiero positivo conduce inevitabilmente all’infelicità.”

Quando mi perdo nelle idee e nelle influenze culturali dell’assoluta ricerca del piacere e della tanto inflazionata “felicità” a discapito di emozioni complementari che fanno parte della vita, amo rileggere questi punti di vista e chiedermi:

Mi sto forse perdendo in una qualche idea di felicità illusoria?

Principi per prendere decisioni migliori nella vita

Il mio metodo per superare i momenti di confusione, incertezza e preoccupazione per il futuro consiste quindi in diverse fasi.

Prima di tutto ricerco chiarezza e ordine dentro di me dando voce e spazio a ogni mio lato e imparando a distinguere quale parte mi sta parlando e quali sono i suoi bisogni.

Successivamente creo dei momenti di pace e silenzio e, in quei momenti, mi interrogo sul divario che esiste tra:

  • Bisogni e desideri
  • Emozioni e umore
  • Piacere e felicità

In conclusione, se sono ancora in dubbio e il caos mi assilla, mi affido a dei principi probabilistici per prendere decisioni efficaci.

Ecco alcuni dei modelli di decision making (l’arte e la scienza del prendere decisioni efficaci) a cui mi ispiro.

Se non riesci a decidere la risposta è no

Dovrei accettare quel lavoro? Dovrei sposare quella persona? Dovrei andare a vivere in quella città? Dovrei comprare quella casa?

Come suggerisce l’imprenditore filosofo Naval Ravikant, quando ci troviamo ad affrontare decisioni così importanti, se non siamo convinti al 100% la risposta è NO!

Il motivo è semplice. Queste sono tutti dei bivi esistenziali che potrebbero cambiare radicalmente la tua vita. Se non ne siamo pienamente convinti rischiamo d'invischiarci e impantanarci in cose che ci priveranno della serenità e ci faranno perdere MOLTO tempo.

Pensaci. Se non è una cosa che realmente vuoi oggi, come puoi pensare che potresti volerla tra qualche mese?

Ci sta assolutamente essere spaventati, anche perché come dice Paolo Borzacchiello:

“Devi sapere che le scelte che ti spaventano sono scelte che, comunque, in cuor tuo sai di dover o voler prendere. E sai anche che si tratta di quello che vuoi, altrimenti non vivresti una situazione di conflitto.”

Ci sta anche avere inizialmente dei dubbi, ma nel momento in cui prendi la decisione devi andare ALL-IN altrimenti la risposta è no.

Ricorda: Il segreto è sempre ascoltare se stessi.

Scegli sempre l’alternativa che nel breve termine è più dolorosa/difficile

Ne abbiamo già parlato, il nostro cervello è programmato per evitare il dolore nel breve termine. Ma il dolore a breve termine implica quasi sempre un beneficio a lungo termine.

Tutto nella vita è il frutto d'interessi composti. In altre parole:

Tutti i benefici a lungo termine nella vita derivano da "sacrifici" nel breve termine.

Il nostro obiettivo deve sempre essere il beneficio nel lungo termine, quindi nel dubbio, prendiamo sempre scelte dolorose nel breve termine.

Domande per capire se si tratta di una cosa che realmente faresti

Quale dolore vuoi nella vita? Per cosa sei disposto a lottare? Questa cosa è una di queste?

La prima domanda è essenziale perché troppo spesso siamo esortati a pensare a cosa ci renderà felici, a cosa ci farà stare bene e a cosa ci darà piacere.

Ma la verità è che ogni piacere porta con sé una dose uguale e contraria di dolore.

Citando Mark Manson:

“La persona che sposi è quella con cui litighi. La casa che compri è quella che ripari. Il lavoro da sogno che accetti è quello per cui ti stressi.

Tutto si porta dietro un inerente sacrificio – qualunque cosa ci faccia sentire bene ci farà anche sentire inevitabilmente male. Ciò che guadagniamo è anche quello che perdiamo.

Ciò che crea le nostre esperienze positive definirà anche quelle negative.

È una cosa difficile da mandare giù.

Ci piace l’idea che esista una forma di felicità definitiva che può essere raggiunta.

Ci piace l’idea che si possa riuscire a mettere fine a tutta la nostra sofferenza in forma permanente.

Ci piace l’idea che sia possibile sentirci realizzati e soddisfatti per sempre con le nostre vite. Ma non è possibile.

Pensa alla cosa che più di qualsiasi altra ti impedisce di fare quello che vuoi. Pensaci. Ora, se non ci fosse questa cosa, cosa faresti?

Ragionare “come se” è importante.

Mentre osservo le persone che hanno fatto ciò che vorrei fare io, amo chiedermi:

Cosa mi manca per vedere il mondo come lo vede lui/lei?

Probabilmente hanno superato drammi, limiti e paure che, in questo momento, ostacolano anche me.

Ragionare per contrasto è importante. Prova a farlo.

Mi auguro che queste riflessioni e questi strumenti possano aiutarti a superare i momenti d'incertezza e preoccupazione per il tuo futuro che in questo momento ostacolano la tua quiete.

Un abbraccio.

Salvatore.