Cosa dovrei fare della mia vita? In bilico tra armonia e caos

Un professore universitario durante una lezione di filosofia sul senso delle cose guarda i suoi studenti e dice loro:

“Se io fossi un essere superiore capace di ottenere tutto quello che desidera penso che mi annoierei, perciò sapete che farei?

Creerei un mondo governato dalla dualità (luce/ombra – armonia/caos), dividerei me stesso in miliardi di parti, mi ci infilerei dimenticandomi di essere un Dio e vivrei all’interno di questo videogioco.”

Questa storia mi è stata raccontata da uno dei miei compagni di viaggio, mentre parlavamo del senso della vita tra le dune di Maspalomas (a Gran Canaria) e adesso io la racconto a te.

Mi sembra un buon modo per iniziare questo articolo caratterizzato da un susseguirsi di cortocircuiti, paradossi, contraddizioni e labirinti.

Devi sapere che è iniziato tutto (come sempre) con una domanda.

Cosa diavolo dovremmo farne della nostra vita? Come dovremmo giocare a questo videogioco della vita?

In questo articolo desidero navigare intorno a questo grande quesito, esplorando punti di vista filosofici sulla natura umana che dimora in bilico tra armonia e caos!

Iniziamo.

A cosa serve un essere umano?

“C’è qualcosa nell’arte, come nella natura, del resto, che ci rassicura, e qualcosa che invece, ci tormenta, ci turba.

Due sentimenti eterni in perenne lotta, la ricerca dell’ordine e il fascino del caos: dentro questa lotta abita l’uomo, e ci siamo noi, tutti, ordine e disordine.

Cerchiamo regole, forme, canoni, ma non cogliamo mai il reale funzionamento del mondo, è per gli uomini un eterno mistero…

L’incapacità di risolvere questo mistero ci terrorizza, ci costringe a oscillare tra la ricerca di un’armonia impossibile e l’abbandono al caos…”

La mia canzone preferita e il mio viaggio introspettivo di scoperta iniziano così.

La prima volta che ho ascoltato questa canzone avevo 16 anni.

A quell’età vivevo le mie insicurezze e fragilità adolescenziali, iniziavo a costruire i miei punti di vista sul mondo e sulla realtà attraverso dei grandi quesiti e soprattutto, iniziavo a stabilire una traettoria (in modo più o meno consapevole) della mia vita.

Per cosa è fatto un essere umano? Si cioè per cosa è stato creato? Qual è la sua funzione e il suo posto nel mondo?

Come scrive Erich Fromm:

“L’uomo è l’unico animale la cui esistenza è un problema che deve risolvere.”

Caspita quanto è vero..

Quesiti come questo mi hanno tenuto sveglio la notte, avevo così tanti dubbi sulla mia identità e sul mio percorso di vita alla quale non riuscivo a trovare risposta.

Così, come molti, lungo il percorso ho fatto i miei errori e, con il tempo, grazie alla natura evolutiva delle esperienze (positive e negative) e dei feedback (giusto/sbagliato – ricompensa/punizione), ho imparato e capito chi volevo essere, cosa volevo diventare e cosa volevo fare della mia vita.

Sono passati più di 7 anni dalla prima volta che ho ascoltato quella canzone, e dopo tutto questo tempo, mi perdo ancora nel fascino che esiste nella dualità tra armonia e caos.

Ho sempre vissuto barattato tra queste parti desiderando una vita armoniosa, semplice, pacata e tranquilla ma provando, allo stesso tempo, un fascino ed un’attrazione nei confronti dell’ignoto e dell’imprevedibilità e dell’irrequietezza.

Volevo la quiete e il comfort della routine mentre bramavo segretamente l’avventura: desideravo svegliarmi la mattina senza sapere cosa mi sarebbe successo, cosa avrei fatto e chi avrei incontrato.

Schopenhauer diceva che la vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.

Allo stesso modo io penso che la vita umana sia un pendolo che oscilla incessantemente tra la ricerca dell’ordine e il fascino del caos, tra la volontà di costruirsi una stabilità interiore, emotiva ed economica e il desiderio di non avere punti fermi, certezze e reali mete da raggiungere.

Viviamo spesso barattati tra queste due forze complementari sperimentando la stasi, l’inerzia e un senso di paralisi che non ci permette di aver chiaro cosa stiamo facendo.

Ma perchè accade? Cosa spinge l’essere umano a vivere in balia tra queste due forze così diverse tra loro e ricercarle entrambe?

Caos

“Il caos è il dominio dell’ignoranza. È il territorio inesplorato. Il caos è ciò che si estende, eternamente e senza limiti, oltre i confini di tutti gli Stati, di tutte le idee e di tutte le regole. È lo straniero, l’estraneo, il membro di un’altra banda, il fruscio tra i cespugli nella notte, il mostro sotto il letto, la rabbia nascosta della madre e la malattia del figlio. Il caos è la disperazione e l’orrore che provi quando sei stato tradito nel profondo. È il posto in cui finisci quando tutto si sgretola; quando i tuoi sogni s’infrangono, il tuo lavoro tracolla o il tuo matrimonio finisce. È il mondo sotterraneo della fiaba e del mito, dove il drago e l’oro che esso custodisce coesistono eternamente. Il caos è il luogo in cui ci troviamo quando non sappiamo dove siamo né cosa stiamo facendo. In breve, coincide con tutto quello che non conosciamo né comprendiamo.”

Conosci Jordan Peterson?

E’ attualmente il pensatore più influente del mondo occidentale, mi piace molto il suo carisma perchè ha la cazzimma di un filosofo, le argomentazioni di uno psicologo e lo stile di scrittura di un poeta.

Queste parole provengono proprio dal suo libro “12 regole per la vita: un antidoto al caos” e mi hanno aiutato molto ad analizzare questa tematica assai complessa.

Con il tempo, inoltre, ho avuto modo di esplorare, in modo tangibile, le sue influenze nelle mia vita, ed ora, qui di seguito, voglio raccontarti esattamente com’è andata, parlandoti di uno degli ultimi episodi che ho vissuto.

Incertezza ed oblio

“Guerre, carestie, alluvioni e terremoti, rispondono a bisogni ben precisi. L’essere umano vuole il caos! In realtà gli è necessario. Depressione, conflitti, sommosse, omicidi… Tutto questo terrore… Siamo irresistibilmente attratti da quello stato semi-orgiastico creato dalla morte e dalla distruzione.”

Credo moltissimo in questo principio e si professa costantemente nella vita – in un modo un po’ più soft – attraverso un profondo e costante desiderio di novità.

Una volta, come ho raccontato nell’episodio #6 della newsletter, mi sono perfino svegliato nel cuore della notte perchè una parte di me era infelice e insoddisfatta, ho meditato lasciandogli spazio, ascoltandola e permettendogli di esprimersi, e dopo la meditazione, ho scritto sul diario: “desidero svegliarmi ogni mattina senza sapere cosa mi accadrà.”

Mentre stavo costruendo le fondamenta della mia vita, lavorando e studiando per il mio futuro, mi sono sentito chiamare da un desiderio di incertezza e una voglia imperversa di mollare tutto per lanciarmi nell’oblio.

Quanto avrei voluto dimenticarmi di tutto, partire per la spagna solo con uno zaino in spalla, senza avere con me alcun punto fermo, nessuna stabilità: solo l’ignoto.

Dovevo davvero assecondare dei pensieri e dei desideri così folli? Ho iniziato a vivere dei momenti di grande confusione e dubbio.

Inerzia, nichilismo e dubbi sul futuro

L’anno scorso ho pubblicato il mio primo ebook.

Si tratta di una manuale dedicato alla chiarezza, alla consapevolezza e alla conoscenza di sé.

Al suo interno condivido tutto quello che ho imparato negli ultimi 7 anni, aiutando il lettore a capire perchè non riesce a dare una direzione alla sua vita e permettendogli di ritrovare la chiarezza nel lavoro, nello studio, nella vita.

Avendo scritto un libro su questa tematica le persone credono che io sia ormai diventato immune alla confusione e ai dubbi sul futuro.

In realtà è vero il contrario.

Ho sicuramente più strumenti di altri (strumenti che condivido sul web) ma ce li ho proprio perchè ho incontrato il caos più e più volte e continuo tuttora a farlo.

Ricorda:

Non esiste quite senza sacrificio, la pace è il frutto della convivenza con il caos.

Lascia che ti racconti cosa ho fatto in questo caso.

Vivevo un vero e proprio ammutinamento interiore tra le varie parti che mi caratterizzano.

La parte di me che voleva – come dicevo – svegliarsi ogni mattina senza sapere cosa sarebbe accaduto, ha completamente dirottato la mia vita.

Non riuscivo più a concentrarmi, a essere sereno, grato e soddisfatto di quello che avevo, così ho provato a capire cosa fare per calmarla.

Non volevo mollare tutto in modo impulsivo, irrazionale e illogico solo perchè lo voleva una parte di me impulsiva e incosciente, così ho stipulato un compromesso.

Ho comprato i biglietti per Las Palmas, l’isola dove la parte di me voleva trasferirsi, promettendogli che avrei riflettuto in modo razionale, facendo esperienza in modo diretto di quell’isola, e se avessi visto che la cosa mi piaceva avrei fatto in modo di trasferirmi lì, anche senza un piano troppo definito (per farla contenta).

Questo viaggio è stato la svolta.

Sono tornato una persona nuova e, come racconto QUI, ho capito un sacco di cose!

Ogni volta che mi allontano da casa mi rendo conto di quanto mi manca l’Italia, di quante cose belle ci sono e delle fortune che ho.

Così sono tornato con molta più chiarezza e focus sulla mia vita, la parte di me “wild” e amante dell’ignoto si è calmata, abbiamo concordato cosa sia meglio in questo momento della nostra vita ed ora sono tornato a godere della quiete e della stabilità che stavo costruendo.

Armonia

“L’ordine, al contrario, è il territorio noto. È la gerarchia di luogo, posizione sociale e autorità, che esiste da centinaia di milioni di anni. È la struttura della società. È anche la definizione che ci viene fornita dalla biologia, in particolare nella misura in cui ci siamo adattatati alla società. L’ordine è tribù, religione, focolare, casa e Paese. È il soggiorno accogliente e sicuro riscaldato dal camino e in cui i bambini giocano. È la bandiera nazionale. È il valore della moneta. L’ordine è il terreno sotto i piedi e il programma della giornata. È la magnificenza della tradizione, i banchi in fila in un’aula scolastica, i treni che partono in orario, il calendario e l’orologio. L’ordine è la facciata pubblica che siamo chiamati a rivestire, la cortesia tra estranei civilizzati che s’incontrano e il ghiaccio sottile su cui tutti pattiniamo. L’ordine è il luogo in cui il comportamento del mondo esterno corrisponde alle nostre aspettative e ai nostri desideri; il luogo in cui tutte le cose sono come le vogliamo. Ma l’ordine a volte è anche sopruso e annullamento, se la richiesta di certezza, uniformità e purezza diventa troppo unilaterale.” (Passi sempre di Jordan Peterson)

Conosci Maura Gancitano e Andrea Colamedici di Tlon?

Lo so che non puoi rispondermi ahaha quindi nel dubbio te li presento.

Tlon è un progetto divulgativo e filosofico che ha come obiettivo quello di valorizzare il libero pensiero, aiutando le persone nel proprio percorso di fioritura personale.

Il 28 gennaio di quest’anno è uscito Prendila con filosofia la loro nuova opera.

Si tratta del primo manuale che racconta, ispirandosi alla filosofia antica e usando esercizi pratici, come perseguire la via della fioritura personale.

Maura e Andrea sono dei ragazzi troppo forti ed io ho imparato un sacco da loro!

La filosofia come fioritura personale ti aiuta a creare i tuoi labirinti di scoperta e viaggiare all’interno delle cose, esplorando il mondo e te stesso.

Questa modo di vivere la vita e approcciare la realtà mi ha aiutato a concepire i dialoghi interiori che mi hanno permesso di superare l’inerzia e capire che il desiderio di ignoto cui ero ammaliato, non era qualcosa che realmente volevo.

Ora fermiamoci un secondo, ci tengo a dire una cosa.

Ho scelto di non partire e di non fare il matto mollando il lavoro e la mia attuale vita, ma questo non vuol dire che non sia giusto farlo talvolta, anzi, ho semplicemente capito che non era realmente quello che volevo.

Se al contrario avessi capito che era quello che volevo e lo avessi fatto, sarebbe stato fantastico e sai perchè? Perché avrei ascoltato e lasciato spazio ad una parte di me.

Ascoltarsi, farsi delle domande, cambiare idea 52 volte è sacrosanto!

Viviamo sempre barattati tra la ricerca di un’armonia e il fascino per il caos, si tratta di un percorso ciclico che è giusto contemplare nel proprio percorso di fioritura personale praticando ascolto e accettazione.

Una volta che riusciamo in questo intento, siamo in grado di vivere con serenità i diversi cambi di rotta, le nuove e molteplici esigenze che il labirinto che ci stiamo costruendo ci pone di fronte.

Fatto questo possiamo conciliare l’armonia e il caos.

Le due metà: Ecco come conciliare l’armonia e il caos

“Ci sono due tipi di sofferenti a questo mondo: quelli che soffrono per una carenza di vita e quelli che soffrono per una sovrabbondanza di vita.”

A quale di questi appartieni?

Io appartenevo ai primi e voglio raccontarti come ho superato la cosa riuscendo a conciliare armonia e caos nella mia vita attraverso il compromesso dell’esistenza e la Filosofia di Castaneda.

Dai un’occhiata:

Quello che vedi in questa foto è uno dei miei 9 (attualmente) tatuaggi.

Si tratta di una linea.

Perché una linea??

Una linea è ineludibile.

Un linea è semplicità e, come amo ripetere, la semplicità è saggezza.

Una linea può avere qualsiasi significato e nel mio caso rappresenta quello che io definisco “il compromesso dell’esistenza”

Facciamo un passo indietro, voglio spiegarti esattamente cosa intendo.

La vita non ha alcun senso: L’universo è un processo cieco e senza scopo, colmo di strepito e furore, ma che in pratica non significa nulla..

Ogni mattina, al mio risveglio, questa consapevolezza appesantiva la mia quiete.

Dico davvero, ogni singolo giorno, la consapevolezza della mancanza di un significato e il senso di vuoto mi soffocavano.

Aspettavano il mio risveglio per assillarmi.

Erano pronti a ricordarmi che qualsiasi cosa stessi per fare all’interno della mia quotidianità in fondo non avrebbe avuto alcun reale significato (se non ovviamente quello che gli avrò attribuito io).

La perdita del senso era straziante: Soffrivo per una carenza di vita.

Ogni giorno, al mio risveglio esploravo il nulla e poi apparve la sua controparte: ecco il tutto.

Il tutto rappresenta il mondo là fuori pronto ad attendermi.

Un mondo fatto di regole, canoni, convenzioni, miti condivisi.

Un mondo fantoccio fatto di realtà intersoggettive: un insieme di significati che esistono finchè la totalità della razza umana sceglie di crederci.

Dal denaro, alle religioni, fino alle convenzioni illusorie di tempo.

Qualsiasi significato attribuirò agli eventi dovrà inevitabilmente collocarsi all’interno del tutto.

Mi trovo di fronte ad entrambi: il tutto e il niente in silenzio mi scrutano.

Attendono che il mio punto di vista faccia la sua scelta.

Barcollando tra il territorio noto e il caos decido quale tre le due parti avrà la meglio.

Stipulo un compromesso tra i due e mi siedo in silenzio nel punto zero.

La linea tatuata sul mio polso rappresenta proprio il punto zero: il confine tra il tutto e il niente.

In quell’istante do vita al compromesso dell’esistenza.

Accetto le regole del gioco, accetto che non ci sia alcun significato intrinseco, accetto consapevolmente e inevitabilmente il vuoto e abbraccio il tutto.

In bilico tra le due parti mi alzo e inizio a dare significato alla mia giornata: divento padrone e creatore della mia esistenza.

Il vuoto non può ferirmi, abbiamo stipulato un compromesso.

Il tutto, sebbene pieno di convenzioni fantocce, sta per essere plasmato dal significato che sto per attribuire.

Sono un animale creatore di significato in un mondo svuotato di senso: appartengo ad entrambi.

Tutto esisterà soltanto finchè sarò io a dargli significato: Lo accetto.

Sorrido, ho la responsabilità della mia vita, posso dare senso al mondo, sono felice.

Una linea, così come ogni altra cosa, può assumere qualsiasi significato, ed io ho scelto di attribuirgli tutto questo.

Questa consapevolezza è stata un punto di partenza che mi ha portato poi a scoprire Castaneda e, quella che io chiamo, la filosofia delle strade senza meta.

Prima di parlartene però facciamo un passo indietro.

Come ti dicevo qualche riga più su, l’anno scorso ho pubblicato il mio primo ebook.

Al suo interno ho parlato di uno dei grandi temi del mondo dell’auto aiuto: ovvero il grande mito del “trovare la propria strada”, oggetto di grandi fraintendimenti ed incomprensioni.

Lo dirò in modo diretto e senza fronzoli: Non serve a niente cercare la propria strada nella vita.

Ti spiego perchè attraverso la filosofia di Castaneda:

“Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa strada ha un cuore? Tutte le strade sono uguali; non portano da nessuna parte. Ci sono strade che passano attraverso la boscaglia e altre che vi si addentrano. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma non sono mai arrivato da nessuna parte.”

Capisci? non serve a niente cercare la fatidica strada da seguire, l’importante è che qualsiasi sia il percorso, ci sia amore per il processo.

Per questo motivo, le vere domande che dovresti porti, a parer mio, sono:

Come posso avere più chiarezza su me stesso? Su ciò che voglio esserediventare e perseguire nello studio, nel lavoro e nella vita? Come posso avere più consapevolezza? come posso conoscere me stesso?

Queste domande aprono le porte verso un viaggio infinito: la vita stessa.

Lungo il mio percorso io mi sono salvato così: Imparando ad attribuire significato alle cosecomprendendo che non esiste una reale meta e ascoltando e conciliando i cambi di rotta che alcuni parti di me hanno voluto portare al mio labirinto.

Talvolta iniziare a costruirsi una stabilità in un mondo svuotato di senso può destabilizzarci e far vacillare la nostra quiete, sfociando in un senso di nichilismo soffocante che ci porta, in modo complementare, verso la polarità opposta fatta di incertezze, negatività e ignoto.

L’equilibrio e la compensazione costante tra queste due metà cambia tutto quanto.

La filosofia di Castaneda invece ci ricorda che non esistono reali mete.

Non siamo un punto all’interno di un percorso, siamo il percorso, siamo gli architetti del nostro personale labirinto fatto di scoperte, contraddizioni, cambiamenti e dubbi.

Vivere significa creare il proprio labirinto.

Siamo animali padroni-creatori di significato in un mondo svuotato di senso, perciò possiamo davvero realizzarlo a nostro piacimento.

L’unica domanda che realmente conta adesso è come? Come costruirai il tuo labirinto? Come vivrai la tua vita? Come giocherai a questo videogioco?

Grazie per il tempo che mi hai dedicato.

Salvatore.

P.S: Se questo articolo ti è stato utile ti andrebbe di condividerlo con qualcuno a cui pensi possa essere d’aiuto? 

Te ne sarei estremamente grato!

CREDITS: la foto di copertina di questo articolo è Drawing, Alpine Scene in Thunderstorm, 1868

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Autore

ciao sono Salvatore Olivieri, scrivo riguardo a tematiche come filosofia, auto-analisi, mindset e miglioramento personale.

parlo di chiarezza, consapevolezza e conoscenza di sé.

in questo blog condivido il mio viaggio introspettivo.

chi è Salvatore Olivieri

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